Il dialogo fra le generazioni
22 marzo 2019

14:00 / 18:00 - Aula formazione Assoservice Confindustria BA-BAT Via Amendola 172 - Bari

PREMESSA

Noi non viviamo solo per vivere.

Tutto non ricomincia a ogni generazione: noi riceviamo e tramandiamo.

E nel farlo aggiungiamo “un pezzo di noi, del nostro valore di persona” al valore da altri ricevuto e ad altri tramandato.

Come dire che: ciascuno di noi è al contempo “custode e garante di un valore ereditato” e “creatore di nuovo valore” per le generazioni future.

Ciò vale se ci pensiamo in qualsiasi ruolo e contesto, semplicemente in quanto abitanti curiosi e partecipi di questa umanità, di questo piccolo mondo.

La creazione di quel nuovo valore trova ispirazione nel nostro spontaneo e incessante desiderio di volerci autorealizzare nella vita: esprimendo appieno, in ogni momento della nostra giornata e in ogni contesto, ciò che siamo al meglio e sentiamo di essere nel profondo.

Perché individuare la nostra “missione personale”, avendo ben chiari i valori che la sorreggono, e realizzarla è ciò che ci permette di essere felici, di sentirci appagati, riconosciuti e valorizzati, unici e indispensabili.

In una parola: è lo scopo della nostra vita.

Affrontare con successo il delicato e cruciale momento del passaggio intergenerazionale, in un’impresa famigliare (che non è un evento singolo e specifico ma un processo che richiede tempo e che va pensato, strutturato e condotto con cura e attenzione, in ogni suo aspetto e dimensione), SIGNIFICA ANCHE e non solo provare a superare la dicotomia esistente tra ciò che è il “bene individuale” (di cui è portatore il genitore-imprenditore, così come il figlio/a-individuato/a dal genitore come il/la miglior erede) e ciò che è il “bene dell’azienda” (lo scopo che si prefigge, sul territorio, nel mondo e rispetto a tutte le persone che la abitano e verso cui offre se stessa). Richiede di trovare (laddove possibile) una composizione creativa, una sintesi alta e nuova, tra i bisogni (espressi e non) di tutte le parti contrapposte, dei diversi poli della relazione, cercando al contempo di considerarli e soddisfarli tutti.

Questo è l’obiettivo ultimo che secondo me dovrebbe essere raggiunto in ogni “passaggio di testimone”, perché possa considerarsi di successo e perché possa essere sapientemente governato e non subito dalle parti coinvolte.

Perché se è vero che l’impresa è per un imprenditore-genitore come un figlio, “è ciò che lascerà di sé nel mondo che verrà”, è pur vero che ogni figlio che eredita l’azienda dal padre ha sua volta una sua peculiare e specifica impronta da lasciare nel mondo.

La missione di un genitore-imprenditore è dunque duplice, perché ha due vite da seguire, salvaguardare, indirizzare e far germogliare: quella del figlio, che merita di essere felice e di essere assecondato e supportato dal genitore nelle sue ambizioni, attitudini e passioni (fatto che riguarda l’esclusivo ambito famigliare) e quella dell’azienda di famiglia, che merita di continuare ad esistere oltre la vita di chi la governa e di chi la governerà in futuro (fatto che riguarda un ambito di certo più allargato: il contesto e il territorio in cui è inserita, vive e opera, il paese a cui appartiene, oltre che la famiglia).

Come combinare la soddisfazione di questi simultanei e reciproci bisogni?

Serve dunque un lavoro di consapevolezza e di dialogo tra generazioni, per una conoscenza autentica e quindi “disinteressata” dell’altro, che sia allo stesso tempo profonda e oggettiva della persona che “potrebbe succedere”, un dialogo teso alla ricerca delle risposte più vere e quindi buone per tutti, superando le preconfezionate soluzioni o la semplicistica soddisfazione delle aspettative genitoriali.

Per queste ragioni non è possibile oggi non considerare anche quegli aspetti più squisitamente relazionali, psicologici, etici e spirituali che rendono ogni passaggio generazionale un passaggio a sé. Un evento unico, delicato, complesso e dalle variegate sfaccettature perché assume di volta in volta le sfumature delle personalità, delle psicologie, delle menti e dei cuori delle persone coinvolte in questo processo. Un processo che, come è per ogni azienda, ha tre dimensioni da considerare: quella individuale, quella relazionale, quella collettiva.

MODALITÀ DELL’ATTIVITÀ LABORATORIALE

Alternando momenti formativi e attività laboratoriale, avvalendoci di domande-guida che fungano da stimolo, proveremo a far lavorare insieme padri e figli, con riflessioni individuali, di coppia e di gruppo, scritte e verbali, nella ricerca delle strade più giuste da intraprendere e dei criteri più giusti da assumere per conoscersi autenticamente e meglio, per conoscere accuratamente la realtà imprenditoriale oggetto del passaggio di testimone e per governare, vivere e far vivere con maggior protagonismo, verità e successo questo fisiologico e delicato momento della vita di ogni persona coinvolta direttamente e con interesse nell’evoluzione dell’azienda famigliare.

OBIETTIVO DEL LABORATORIO

L’obiettivo di questo laboratorio è dunque quello di avviare una riflessione individuale e condivisa e permettere al figlio, come al padre, di confrontarsi con se stesso e con l’altro su quei contenuti più specificatamente personali (motivazione, valori, passioni, desideri, attitudini, visioni) che fondano e sorreggono la propria “missione di vita”, e di capire come (e se) questa può trovare felice realizzazione e compimento nella cornice aziendale di famiglia: sapendo che se si accetta di entrarvi è con il precipuo scopo di innovarla senza snaturarla.


Scegliendo la modalità di iscrizione "i14" potrai decidere di volta in volta chi far partecipare ai vari incontri


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TANIA PETRICCIONE

Sangue partenopeo e barese nel cuore. Dopo la laurea cum laude in Economia e Commercio e un primo lavoro in Eventi e PR, da Bari prende il volo e approda a Milano, dove frequenta un Master in Marketing e Comunicazione d’Impresa e per oltre dieci anni coltiva la sua passione nell’ambito della Pubblicità, in un’agenzia internazionale. In quella città così propulsiva e stimolante, che le ha dato modo di relazionarsi come professionista e come persona con una varietà di mondi imprenditoriali e umani, accoglie poi un’importante “chiamata” e, dopo un intenso e desiderato percorso di crescita personale e di formazione specialistica, abbraccia per vocazione il metodo del coaching umanistico (ideato da Luca Stanchieri, saggista e scrittore, psicologo e coach, fondatore della Scuola di Coaching Umanistico). Dopo 15 anni di vita meneghina, si riavvicina al mare, nella felice veste di moglie, di Coach Umanista e di Orientatore con cui allena alla felicità adulti, organizzazioni e adolescenti, avvalendosi nei percorsi con questi ultimi del metodo di orientamento vocazionale (aiutandoli a elaborare, individuare e avviare un proprio progetto di vita che sia autorealizzante e che metta insieme potenzialità, attitudini, desideri e passioni del ragazzo). La frase che la guida nella vita: “Questa vita è la grande opportunità che ci viene offerta per essere felici e per rendere felici gli altri, facendo leva su ciò che di più bello siamo”.

Attività da lei svolte: percorsi di Coaching individuali, per privati e organizzazioni (con manager, adolescenti, genitori e coppie); laboratori di Coaching di gruppo (per lo sviluppo delle competenze di vita -individuali, relazionali e lavorative-); percorsi di orientamento vocazionale (nelle Scuole); laboratori di Coaching-formativo (su tematiche relative a: soft skills, leadership positiva, vocazione, valori, potenzialità umane, universali e individuali, autorealizzazione, sviluppo del talento umanista, nello sport come nella vita).